Volare alto: la pratica sportiva del volo a vela e la ricerca avanzata all’Università di Trento

Intervista a Stefano Oss (responsabile del “Laboratorio di fisica del volo”) e Raffaello Devilli (responsabile del Centro di Volo a Vela)

Dare formazione unendo sport e tecnologia, ricerca scientifica e crescita personale in un ambiente stimolante e sempre all’avanguardia.

Un obiettivo che l’Università di Trento si è sempre data per i suoi studenti e che ha raggiunto una volta di più coniugando in un unicum veramente originale e di grande potenzialità gli stimoli del Piano Nazionale Lauree Scientifiche, del possesso (unica università in Italia) di un Centro di Volo a Vela a Mattarello e di un percorso studio-ricerca che coinvolgerà studenti universitari, pre-universitari e docenti della scuola superiore; percorso coordinato dal professor Stefano Oss docente presso il Dipartimento di Fisica e responsabile del “Laboratorio di fisica del volo” dell’università di Trento.

Abbiamo raggiunto il professor Oss e il responsabile per il Centro di Volo a Vela, Raffaello Devilli, per conoscere direttamente da loro le attività in corso e gli sviluppi futuri.

L’Università di Trento, allineata con Oxford, Cambridge, Heidelberg, Monaco, utilizzerà il Centro di Volo a Vela per addestramento e anche per ricerche di statica e dinamica dei fluidi. Come si concretizza il binomio volo/ricerca? Quale disponibilità viene richiesta in più agli studenti e quali vantaggi ne possono avere?

Stefano Oss: Allo stato attuale dei lavori direi che lo studente universitario interessato a questo tipo di attività può contare su una buona esperienza nel settore della didattica della fisica (quella del volo inclusa) più che in studi e ricerche tecnologicamente avanzate nel campo della dinamica dei fluidi. Il nostro progetto, infatti, prevede di fornire supporto a percorsi che permettano di avvicinarsi ai fenomeni del volo da un punto di vista relativamente semplice, anche se correttamente trattato, diversamente da quanto si può trovare su molti siti e testi divulgativi, che si rivelano poi poco affidabili. Il fatto che raramente nei percorsi tradizionali di fisica (sia per i licei che a livello universitario) si parli di fisica del volo è un ulteriore punto di forza di questa iniziativa: è un piccolo ma significativo contributo al panorama più vasto della comunicazione delle scienze fisiche. La sede del CUS è stata attrezzata a tale proposito con un piccolo laboratorio - sempre a livello di didattica di base - che comprende una galleria del vento, un simulatore di volo e vari oggetti utili per inquadrare da un punto di vista sperimentale alcuni fra gli aspetti più fondamentali e significativi di questa branca della fisica.

Conseguire un brevetto di volo a vela ha un valore economico e spendibile in prospettiva anche nel mercato del lavoro perché rappresenta spesso il primo passo per volare (è il caso di dirlo) verso obiettivi più alti dato che molti piloti di linea hanno iniziato così. Quali sono gli aspetti sportivi ma anche i vantaggi economici durante l’addestramento al volo a disposizione di uno studente universitario a Trento?

Raffaello Devilli: Conseguire un brevetto di volo è prima di tutto una scuola di vita e uno strumento che consente una profonda conoscenza di se stessi e di conseguenza permette una consapevolezza dei propri mezzi e dei propri limiti. Per volare bisogna conoscersi ed imparare a credere nelle proprie potenzialità. Affermare che conseguire un brevetto presso il nostro Centro possa aprire le porte del mondo del lavoro aeronautico è un po’ azzardato. Di sicuro è una fortissima spinta motivazionale per proseguire in questo ambiente. Aggiungo che addirittura le grandi compagnie aeree non investono più nelle loro scuole che puntavano su giovani promettenti che si facevano le ossa (le ali) sui piccoli campi di aviazione (come per il nostro Centro), ma oggi, le stesse, attingono direttamente da costosissime scuole di volo per piloti di linea. Abbiamo comunque anche noi un esempio di pilota che, formatosi nel CUS Trento, è arrivato ora ad essere istruttore militare per i giovani cadetti. Qualcun altro invece adesso opera in società di lavoro aereo cantieristico (elicotteri da trasporto). Agli studenti dell’Università è riservata una facilitazione del 50% sulle spese di iscrizione alla scuola e possono disporre, una volta conseguito il brevetto, dell’iscrizione al Centro (necessario per il noleggio dei mezzi aeronautici) sempre a prezzi dimezzati.

Molti dei docenti dell’Università di Trento sono attivi nell’organizzazione di incontri informativi e formativi con studenti delle scuole superiori e percorsi di aggiornamento della didattica rivolti a docenti delle scuole secondarie. Ci può descrivere quali sono le attività in corso e future svolte, in questo senso, nell’area della Fisica?

Stefano Oss: L'intero progetto di cui si sta scrivendo è inserito nel contesto del Piano Nazionale Lauree Scientifiche, che coordino per quanto riguarda le scienze fisiche a livello regionale: si tratta di un'iniziativa finanziata dal ministero dell'istruzione, università e ricerca che prevede incontri di progetto e realizzazione di laboratori per studenti delle scuole di II grado secondario (licei e simili) nei quali si possa trasmettere la passione e il valore della cultura scientifica. Non solo per instradare studenti alla scelta di corsi universitari in questo settore, ma anche per permettere al cittadino di sapere riconoscere la valenza formativa e il valore applicativo delle scienze sperimentali. Sono in piena fase di attuazione le linee guida per la riforma dei piani di studio (nazionali e provinciali): in esse si potrà spesso cogliere una marcata preoccupazione verso una conoscenza delle materie scientifiche che sia diversa da una sequenza preordinata di capitoli di libro da imparare a memoria, come a volte sembra sia inevitabile che debba accadere (per colpa dei libri, non dei docenti, sia chiaro). L'accento va posto, in molti momenti dell'apprendimento, nella scoperta delle cose, nell'osservazione dei fenomeni, tecnologici o naturali che siano. L'utilizzo di strumentazione digitale è sicuramente una via da percorrere, anche se non si tratta solo di portare un tablet in aula per migliorare la situazione. Si tratta, sempre più, di permettere agli studenti di comprendere e apprezzare la ricchezza del mondo e la complessità del linguaggio che ne vuole descrivere la struttura, ovvero il linguaggio delle scienze. L'intenzione è di procedere su questa strada, anche se, alla luce dei sempre troppo esigui finanziamenti e investimenti che i nostri governi insistono a mantenere, ove non ridurre, i tempi che si prefiggono non sono dei migliori. Noi intanto ci crediamo e ce la mettiamo tutta, ma non potrà durare per sempre questa situazione.

In Germania vi sono circa trentacinquemila brevetti di volo a vela, in Italia meno di duemila. Questo tipo di progetti congiunti e un maggior coordinamento tra ricerca (e in seguito industria) e passione per il volo possono dare significativi frutti in termini di aumento degli appassionati?

Raffaello Devilli: Sicuramente in Italia vanno ri-scritte le regole per la diffusione della cultura del volo. I costi, soprattutto nella fase iniziale, sono considerevoli e non alla portata di tutti. Il mondo dell’aviazione rischia così di rimanere chiuso in se stesso con pochi neo praticanti e quindi destinato a rimanere uno sport di nicchia (in poche parole non si raggiunge mai una massa critica tale da spalmare i costi su un ampio bacino di utenti). È invece vincente il cd “modello tedesco” dove i giovani interessati (soprattutto nel nostro caso universitari) vengono incentivati ad avvicinarsi e brevettarsi presso i Centri di Volo in cambio di ore-lavoro e, se studenti, attraverso crediti formativi sulle ricerche ed esperimenti effettuati presso i laboratori distaccati delle Università. È una spirale virtuosa che collega i giovani ai brevetti alla ricerca e all’innovazione). Il nostro Centro è gemellato con il “CUS” di Monaco di Baviera (AKAFLIEG) ed è frequentato da non meno di un centinaio di giovani universitari. Ebbene, in settant’anni di storia, hanno costruito, certificato e “messo in linea” trenta progetti di aeroplani ed alianti di così alto livello che alcune aziende aeronautiche tedesche (la Germania è leader mondiale, non a caso) hanno consentito all’Università addirittura di “monetizzare” i risultati delle loro ricerche. È quanto mai auspicabile quindi che venga incentivata e favorita una nuova sinergia fra Università e Centro di Volo di Mattarello con i suoi abituali piloti. Gli uni sostengono gli altri, e viceversa, a scrivere un nuovo capitolo dell’aviazione moderna.
 

Intervista a Stefano Oss (responsabile del “Laboratorio di fisica del volo”) e R