Arrampicare non ha limiti

Abbiamo avuto modo di conoscere Kevin Ferrari, e ci ha letteralmente inspirato. Dopo un incidente ha perso l’uso di una gamba, ma all’Università tra le classiche cose da #vitadacoinquilini è nata una passione fortissima per l’arrampicata... tutto il resto ve lo racconta Kevin in questa intervista.

Ciao Kevin, da dove è nata la tua passione per l’arrampicata (la praticavi anche prima dell’incidente)?
La mia passione per l’arrampicata è nata grazie al mio coinquilino e grande amico, Michele Paderno che, fin da subito, ha creduto in me e mi ha spronato a provare. Io all’inizio ero molto reticente e credevo non fosse possibile scalare per uno senza una gamba, invece lui una sera mi mise addosso l’imbrago e in camera con gri-gri e imbrago mi dimostrò che era possibile e che i rischi che avrei corso sarebbero stati minimi. Per cui il giorno dopo decidemmo (in realtà decise) che ero pronto per arrampicare e mi portò a fare boulder in una palestra a Salorno. Da lì è nato il mio amore per l’arrampicata. Amore che ancora adesso è presente nella mia testa.

Kevin & Friend

Sei studente di ingegneria all’Università di Trento. Come riesci a conciliare studio e sport? Riesci a raggiungere bene i tuoi obiettivi in entrambi gli ambiti?
Uno dei modi che ho sempre adottato per riuscire a coniugare bene due cose così diverse, è stato quello di non esagerare in nulla, ma cercare di pensare che è super importante fare tante esperienze in molti campi differenti, perché credo che questo mi possa lasciare un bagaglio di esperienze molto ampio che posso usare anche in molte altre situazioni di vita. Per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi, ho sempre sentito che il non focalizzarmi su una cosa in particolare mi aiuti a raggiungere i miei obiettivi nel modo migliore, riuscendo anche a godermi la strada che porta al raggiungimento di essi.
Cosa applichi dei tuoi studi allo sport?
Quello che credo di essere riuscito ad applicare allo sport è stata la costanza che una facoltà come ingegneria mi ha insegnato.
Che importanza ha per te lo sport?
È molto importante poiché è stato quello che mi ha permesso di superare agilmente la tristezza post-incidente e di trovare un sacco di stimoli per la nuova vita. Quindi in questo momento sarebbe molto difficile evitare di fare un qualsiasi sport, perché è stato il mezzo che mi ha aiutato a credere in me stesso.

Kevin in Trentino

Come sei riuscito a trovare la motivazione per superare i cambiamenti della tua vita e raggiungere traguardi importanti?
Inizialmente dopo l’incidente è stato grazie ai miei genitori che mi hanno spronato a non mollare e a cercare di non limitarmi conseguendo la patente di guida o il diploma di maturità. Poi è stato uno sprone interno che mi ha portato a cercare di evitare di mollare. Perché come dice un famoso formatore online con l’esercizio del non mollare il premio non è il vincere, il premio non è il risultato, ma il premio è la persona che diventerai, una persona abituata a non mollare.
Hai voglia di dare qualche pillola di consigli pratici per affrontare vie e arrampicate a chi si trova nelle tue stesse condizioni?
Per come l’ho vissuta io, è stato fondamentale la conoscenza di una persona come Michy che mi ha spronato a vincere le mie paure. Quindi un consiglio che mi viene da dare è di trovare grazie all’arrampicata quella persona o persone con le quali si è veramente affiatati: tutte le paure e le paranoie si riusciranno a vincere e superare. Poi un altro consiglio è non lasciarsi influenzare dai pregiudizi, come, invece, era capitato a me all’inizio.
Ci racconti il rapporto con il tuo team di viaggio e il rapporto con chi vai ad arrampicare quando sei a casa?
Il rapporto con il mio team di viaggio è stato molto bello anche perché quando ero in Peru mi hanno accompagnato due miei compagni di università. E durante la spedizione e i momenti liberi in tenda la sera, ci siamo molto legati; anche perché abbiamo condiviso anche molti momenti di dolore dovuti alla quota (avevamo il campo base a 4100m) e al freddo notturno. Il che si portava dietro vari problemi di respirazione e malesseri che hanno colpito un po’ tutti, poiché non abituati a queste condizioni un po’ più estreme rispetto a quanto siamo abituati noi qua in Italia. Inoltre durante la spedizione mi sono molto legato al mio capo spedizione Pietro Rago che mi ha molto aiutato a gestire i momenti “no”. Anzi mi ha dato gli “strumenti” per provare a superare al meglio tutte le difficoltà che ho e abbiamo dovuto affrontare. Quando sono a casa nella maggior parte dei casi faccio vie con Michy, con Pietro e con Ralf (un tedesco fortissimo e pazzissimo ), persone delle quali mi fido molto e con le quali ho molta intesa.
Pratichi altri sport e se sì, come ti adatti?
Si, pratico anche il nuoto, che in realtà è il mio sport principale e quello in cui riesco meglio e quindi riesco a sentirmi più libero, senza alcun limite dettato dalla protesi. Inoltre da due anni a questa parte ho iniziato anche ad andare in bici da corsa. Per cui dal punto di vista dell’adattamento per quanto riguarda il nuoto non ho bisogno di alcun tipo di adattamento poiché nuotare senza una gamba secondo me è esattamente come nuotare con due gambe. Anche per quanto riguarda la bici la corsa è molto simile poiché basta usare gli attacchi da ciclismo. Nell’arrampicata grazie alla protesi si riesce in molti casi a fare difficoltà di arrampicata comparabili a quelle che riescono a gestire i bigamba arrivando a provare in palestra (cadendo) anche un 6c. Inoltre grazie alla protesi riesco a gestire anche i fantomatici traversi, passaggi trasversali in parete per i quali l’uso delle gambe è di vitale importanza.
Prima dell’incidente hai mai pensato che lo sport sarebbe stata la tua "medicina" per continuare a vivere al meglio ed esplorare il mondo?
No, assolutamente. Anzi, non mi sentivo nemmeno forte negli sport ed ero tutto mingherlino e magretto. Quindi tutto avrei pensato, tranne che sarei diventato così sportivo e per giunta così forte.

Kevin prima dell'allenamento indoor

Hai nuovi progetti con nuovi compagni di avventura in programma?
Ho nuovi progetti, tante idee che piano piano stiamo cercando di far diventare realtà. Fra i quali una spedizione in Sud Africa per il periodo che va da fine luglio a metà agosto a fare boulder in un posto super famoso per i boulderisti e cioè Rocklands (per chi volesse vedere qualcosa di noi su Facebook la nostra pagina si chiama Rocklands2018). Un altro progetto di cui farò parte prima di partire per il Sud Africa è Dolomiti OPEN in cui io e Gianluigi Rosa ripeteremo una via in Brenta.
Seguitelo qui: www.facebook.com/rocklands2018/ e stay tuned ci aggiornerà sulla via del Brenta e il Progetto Dolomiti OPEN www.facebook.com/dolomitiopen/
Se siete ancora curiosi al sito trovate tutte le info sul gruppo di spedizione a cui Kevin ha partecipato in Perù: www.arrampicande.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA. Le foto sono state concesse da Kevin Ferrari e lo ritraggono nelle meravigliose pareti delle dolomiti.